Gambling e DSM

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Gambling e DSM

a cura di Maria Luisa Carenti

Il campo delle così dette “nuove dipendenze” o “New Addiction” (Griffiths, 1995), ha coinvolto numerosi studi negli ultimi anni. Il termine “New Addiction” comprende tutti quei comportamenti da dipendenza non legati ad una specifica sostanza e definiti anche come Dipendenze Comportamentali; le Behavioral Addiction (BA) si caratterizzano per l’alterazione del comportamento del soggetto in un’area fisiologica della sua esistenza, conducendolo a sofferenza e a grave compromissione della vita relazionale, sociale e lavorativa (Janiri et al., 2008). All’interno della categoria delle BA vengono annoverate la Dipendenza affettiva, il Gioco d’Azzardo Patologico (o Gambling), la Sexual Addiction, la Dipendenza da Tecnologie (Internet, cellulare, videogiochi), lo Shopping Compulsivo e la Workaholism (Dipendenza da Lavoro).

Tuttavia, tra le New Addiction, l’unica condizione, riconosciuta dal nuovo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali nella sua quinta edizione (DMS-5) è il Gioco d’Azzardo Patologico; attualmente, infatti, il DSM-5 definisce il Gioco d’Azzardo come un disturbo caratterizzato da ricorrenti e maladattivi comportamenti di gioco, che persistono nonostante i ripetuti tentativi di smettere da parte del soggetto che ne è affetto, inoltre, inserisce il disturbo all’interno di una nuova categoria relativa ai comportamenti da dipendenza senza sostanze (APA, 2013).

Ma come si è giunti a questo traguardo?

Possiamo affermare che a seguito di numerose ricerche condotte sul Gioco d’Azzardo Patologico, il suo inquadramento diagnostico è cambiato e migliorato nel corso del tempo.

Il Gambling fa, infatti, il suo ingresso nel sistema nosografico-descrittivo nel 1980 con il DSM-III, in cui venne descritto principalmente basandosi sulle esperienze cliniche del Dott. Robert Custer; il disturbo veniva descritto come un’individuale esperienza progressiva di perdita di controllo e considerato un disordine facente parte della più ampia categoria dei disturbi del controllo degli impulsi (APA, 1980; Reilly & Smith, 2013).

È con il DSM-IV che, tra i ricercatori, iniziano a palesarsi le caratteristiche cliniche comuni che il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) presenta con i Disturbi da Uso di Sostanze, i nuovi criteri diagnostici riflettono, infatti, proprio queste forti similarità. Il disordine da gioco d’azzardo patologico, alla stregua di una dipendenza, è descritto nel DSM-IV in termini di ripetuti ed infruttuosi tentativi di ridurre, controllore o smettere il comportamento di gioco con un aumento del tempo e della quantità di denaro impiegata nel gioco al fine di raggiungere l’eccitazione desiderata e con una sofferenza psichica associata a tale comportamento; il giocatore patologico, dunque, sembra presentare i fenomeni di tolleranza ed astinenza nei confronti dell’attività di gioco. Tuttavia, nella quarta edizione del manuale diagnostico, e nella sua versione revisionata (DSM-IV-TR), il GAP rientra ancora tra i disturbi del controllo degli impulsi (APA, 2001; Janiri et al., 2008). Inoltre, e non meno importante, nel GAP si evidenziano aspetti molto simili anche al Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) (McElroy et al., 1993), ragion per cui, un dibattito sul ri-considerare il gioco patologico come una dipendenza o come un disturbo facente parte dei disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo è rimasto aperto fino all’uscita dell’attuale manuale diagnostico (Blanco et al., 2001; El-Guebaly et al., 2012).

È con l’uscita del DSM-5 che si hanno i cambiamenti più importanti, fino ad ora, nella storia del Gioco d’Azzardo Patologico. La riclassificazione del GAP nel passaggio dal DSM-IV-TR al DSM-5, come già accennato all’inizio, ha comportato la sua ridefinizione quale disturbo da dipendenza e inserito come unica condizione, all’interno del capitolo dedicato alle dipendenze, di una nuova categoria relativa ai comportamenti da dipendenza senza sostanza. Questa scelta rispecchia le crescenti evidenze messe in luce dalla letteratura sulle similarità tra il Gambling ed i disturbi da uso di sostanze, fra cui, ad esempio, l’attivazione del sistema di reward, allo stesso modo che nell’uso di sostanze, e la presenza del craving (Holden, 2010, Wareham & Potenza, 2010). Non più considerato, dunque, come un disturbo del controllo degli impulsi (APA, 2013), al Gambling è stata modificata anche la sua denominazione, da “Gioco d’Azzardo Patologico” a “Disturbo da Gioco D’Azzardo”; questa revisione sottolinea come il vecchio appellativo “Patologico” rinforzasse lo stigma sociale dell’essere un giocatore problematico (Reilly & Smith, 2013). Diversi cambiamenti, rispetto al DSM-IV-TR, si evidenziano anche tra i criteri diagnostici: innanzitutto, il criterio relativo ai comportamenti criminali è stato eliminato; nessuno studio, infatti, ha riportato come, questo criterio, sia fondamentale per distinguere un giocatore patologico da un non-patologico, tuttavia, anche se quello di compiere atti illegali non sarà più un criterio isolato, questi possono essere associati al disturbo, ad esempio riferendoli al criterio che riguarda l’atto di mentire per nascondere il comportamento di gioco. Il criterio relativo alla “preoccupazione per il gioco”, viene arricchito dell’aggettivo “spesso”, per sottolineare come non sia necessario essere ossessionati tutto il tempo dal pensiero del gioco per incorrere nel criterio. Il criterio relativo a “gioca d’azzardo per sfuggire ai problemi…” non fa più riferimento ad una fuga, bensì viene considerato il fatto che il soggetto gioca d’azzardo quando si sente in difficoltà. Infine, nell’attuale manuale, il cut-off di criteri per poter indicare la diagnosi del disturbo scende da 4 su 10 totali a 5 su 9 totali; inoltre, questi devono presentarsi nel soggetto per un periodo di almeno un anno, con la possibilità di specificarne la gravità (APA, 2013; Reilly & Smith, 2013; Pellegrino & Franza, 2013). Di seguito i criteri diagnostici per il Gioco d’azzardo Patologico.

 Tabella 1 (APA, 2001)

CRITERI DIAGNOSTICI PER IL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO SECONDO IL DSM-IV-TR.

 A. Persistente e ricorrente comportamento di gioco d’azzardo maladattivo, come indicato da cinque (o più) dei seguenti:

 1.  è eccessivamente assorbito da gioco d’azzardo (per es., è eccessivamente assorbito nel rivivere esperienze passate di gioco d’azzardo, nel soppesare o programmare la successiva avventura, o nel pensare ai modi per procurarsi denaro con cui giocare

2.  ha bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata

3.  ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre, o interrompere il gioco d’azzardo

4.  è irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo

5.  gioca d’azzardo per sfuggire ai problemi o per alleviare un umore disforico (per es., sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)

6.  dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per giocare ancora (rincorrendo le perdite)

7.   mente ai membri della famiglia, al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo

8.    ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto, o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo

9.     ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo

10.    fa affidamento su altri per reperire il denaro per alleviare una situazione finanziaria disperata causata dal gioco d’azzardo

B.    Il comportamento di gioco d’azzardo non è meglio attribuibile ad un Episodio Maniacale

Tabella 2 (APA, 2013).

CRITERI DIAGNOSTICI PER IL DISTURBO DA GIOCO D’AZZARDO SECONDO IL DMS-5

A. Comportamento da gioco d’azzardo problematico ricorrente e persistente che porta a stress o a un peggioramento clinicamente significativo, come indicato dalla presenza nell’individuo di 4 (o più) dei seguenti sintomi per un periodo di almeno 12 mesi:

 1.  Necessità di giocare una quantità crescente di denaro con lo scopo di raggiungere l’eccitazione desiderata

2.   È irritabile o irrequieto quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo

3.   Ha effettuato ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo

4.    È spesso preoccupato per il gioco d’azzardo (per es., ha pensieri persistenti di rivivere esperienza passate del gioco d’azzardo, di problematiche o di pianificazioni future, pensando  come ottenere denaro con cui giocare)

5.    Spesso gioca quando si sente in difficoltà (per es., assenza di speranza, in colpa, ansioso, depresso)

6.    Dopo aver perso soldi al gioco, spesso torna un altro giorno (perdite “inseguite”)

7.     Racconta bugie per nascondere il coinvolgimento nel gioco d’azzardo

8.     Ha messo a repentaglio o ha perso una relazione significativa, il lavoro, lo studio o una opportunità di carriera a causa del gioco d’azzardo

9.      Si basa su altri per cercare denaro per alleviare le disperate situazioni finanziarie causate dal gioco d’azzardo

B. il comportamento di gioco d’azzardo patologico non è meglio descritto da un episodio maniacale.

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About Author

Coordinatore del BART. Dottore in Psicologia clinica ad indirizzo criminologico, specializzata in psicologia giuridica ed in scienze forensi, analisi investigativa, intervento sulla scena del crimine e criminal profiling. Mi interesso di ricerca nell’ambito delle new addictions, del sexual offending e dell’impiego delle nuove tecnologie in ambito trattamentale.

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