Dipendenza psicologica o dipendenza chimica?

0

DIPENDENZA- LEGAME

La dipendenza é stata definita da alcuni autori anche come una forma di legame, ossia il legame con la sostanza che si sostituisce al legame con le persone, in primo luogo con la famiglia. È come se fosse una sorta di surrogato di affetto, ma non è che i tossicodipendenti non sono voluti dai familiari,  ma questo è quello che loro percepiscono. Questo spiega che la dipendenza è legata anche al contesto, ma non solo, infatti l’aspetto fisiologico e biologico sono anche importanti. Di fatti, a parità di situazioni alcuni sviluppano più di altri una forma di dipendenza e questo si spiega tenendo presente sia l’spetto biologico che l’aspetto contestuale. In altre parole tra questi due elementi, vi è un’influenza reciproca. Quindi, questa è un’indicazione importante da tenere presente, quando si comincia il percorso riabilitativo.

DIPENDENZA: solo chimica?

 

Quando si parla da dipendenza da sostanze si pensa subito ad una dipendenza chimica che è presente ma oltre a questo vi è una dipendenza psicologica e questo è stato ampiamente dimostrato da diverse teorie.A conferma di ciò, la teoria di Bruce Alexander sui ratti, dimostra che se i ratti sono in isolamento totale e sono impedite le diverse attività tranne l’autosomministrazione di droga, i ratti  la  usano massivamente; ma se si trovano in una gabbia con altri ratti, dove possono svolgere diverse attività ed hanno anche accesso al cibo e alla droga, tendono a non usarla. Successivamente, lo studioso voleva dimostrare se vi è una reale dipendenza chimica e in che misura. Allora, se vi era una dipendenza chimica i ratti che avevano usato la droga dovevano avere una difficoltà a smettere di usarla. Egli, in un primo momento mise i ratti in isolamento dove avevano accesso alla droga e la usarono per oltre sei mesi, dopo vennero posti nell’altra gabbia dove vi erano altri ratti e vi era la possibilità di usare la droga e si è visto che vi erano delle crisi di astinenza ma che si risolvevano dopo un po’ di tempo. Inoltre, questi ratti posti in una condizione più confortevole e con la possibilità di stare con altri topi riducevano da soli ed in modo progressivo l’uso della sostanza stessa.

Questo esperimento dimostra che anche se vi è una dipendenza chimica non è l’unica condizione che incrementa l’uso di droga. Questo si può dimostrare considerando che negli ospedali, nei casi di necessità si somministra la droga per ridurre il dolore ma questo non spinge i pazienti ad usare droga dopo essere stati dimessi e questo non fa altro che confermare che la droga non porta solo ad una dipendenza fisica, in senso stretto. Tutto questo dimostra ulteriormente l’esistenza del connubio tra la parte biologica ed il contesto. Questo vuol dire che l’ambiente in cui si vive, potrebbe fare la differenza. Se una persona ha dei legami affettivi, non è spinto a cercare legami con altro, tipo la droga, il gioco d’azzardo ed in generale con le addiction. Con questo non voglio dire che i tossicodipendenti non sono amati, ma spesso a fare la differenza è la percezione che uno ha, quindi non è che non siano amati ma spesso percepiscono di non esserlo. A dimostrazione del fatto che non si tratta solo di dipendenza fisica, consideriamo che quando i tossicodipendenti decidono di propria volontà o perché costretti a smettere di consumare droga ed iniziano un percorso viene dato il metadone che evita le crisi di astinenza ma nonostante questo, continuano a cercare la droga per la strada. Oltre a questo, anche le altre forme di dipendenza, quale l’uso smoderato di internet crea dipendenza come la droga, ma chiaramente non vi è assolutamente niente di chimico. Quindi per aiutare i drogati, si dovrebbe permettere loro di “slegarsi” dalla droga e legarsi ad altro costruendo dei legami veri con le persone, con i familiari, anche perché è questo ciò di cui l’uomo ha bisogno, è un essere sociale.

 

ASPETTI BIOLOGICI

Comunque è chiaro che anche la biologia oltre che l’ambiente riveste un gioco importante nell’uso di droghe. Addirittura lo studio di Le Q e colleghi, condotto sui ratti ai quali veniva somministrata la cocaina ha dimostrato l’ereditarietà della tossicodipendenza. Infatti, i ratti che facevano uso di cocaina trasmettevano ai discendenti la motivazione a ricercare la sostanza ed inoltre vi sono delle differenze di metilazione del DNA, con conseguente mutazione del nucleo accumbens anche della prole. Quindi con questo studio si è dimostrato che la ricerca compulsiva di sostanze può incrementare la vulnerabilità nei discendenti di usare la droga e quindi può essere considerato un fattore di rischio. Oltre a ciò studi effettuati sui ratti (hanno in comune il 99% del DNA con l’uomo) e poi confermati da studi sugli uomini, hanno dimostrato che vi sono dei cambiamenti neurologici, che sono alla base delle future ricadute perché aumentano la vulnerabilità allo stress, quindi  diminuisce il controllo inibitorio, vengono modificate anche le aree deputate alla memoria e alla motivazione. Infatti vi è una riduzione della attività  metabolica nella corteccia cingolata anteriore, nella corteccia insulare e nello striato dorsolaterale, mentre vi è un incremento dell’attività metabolica dell’amigdala e dell’ippocampo.

Inoltre, i recettori muscarinici giocano un ruolo importante nella dipendenza di cocaina e potrebbero essere usati in futuro per combattere la dipendenza e addirittura per prevenire le ricadute. Di fatti, questi recettori modulano la dopamina nel sistema di ricompensa e quindi la stimolazione del recettore muscarinico  può bloccare o comunque attenuare il sistema di ricompensa e quindi gli effetti di rinforzo legati alla cocaina. Quindi agendo sul recettore muscarinico M4 si attenua lo stimolo discriminatorio e si agisce sugli effetti gratificanti della cocaina e questo riduce anche la probabilità di recidive. Oltre a ciò, un altro modo possibile di agire contro la dipendenza da cocaina é usare gli antagonisti della dopamina, tra questi vi è la levodopa cioè L-DOPA, questo aumenta la quantità di dopamina che agisce nella corteccia prefrontale mediale e porta alla sospensione del comportamento di ricerca di cocaina. Tutto questo è stato dimostrato con diversi esperimenti tra questo ve ne è uno condotto sui ratti, è stata somministrata al ratto la cocaina per diverso tempo così che si potesse parlare di dipendenza. In un secondo momento, si è fatto si che i ratti assumessero L-DOPA e dopo di ciò, i ratti ricercavano meno compulsivamente la cocaina e questo perché sono stati ridotti gli effetti del rinforzo e della motivazione. Inoltre, è stato visto che elimina o comunque riduce il rischio di recidiva della sostanza.

Concetta Rametta

Share.

About Author

Rispondi