Addiction by design, architettura del gioco d’azzardo

0

Progettare il gioco, costruire la dipendenza

Per motivi universitari mi sono ritrovato questo libro in mano, totalmente a digiuno di una qualsiasi nozione di gioco d’azzardo patologico o design, devo dire che l’autrice usa un linguaggio che rende facilmente concepibile ogni nozione esposta, non è un catalogo o uno di quei libri “da studiare”, bensì è un storia, l’autrice racconta la sua esperienza pluriennale nella città degli angeli ( Las Vegas ), acquisendo informazioni dagli operatori dei casinò, dai paramedici (che si trovano spesso a dover affrontare un emergenza facendosi spazio tra macchinette, tavoli verdi e giocatori indifferenti), dai diversi giocatori che incontra nelle diverse sedute dei Giocatori Anonimi, raccogliendo le loro testimonianze le loro storie, molti di questi mettono a nudo la propria vita, ormai spogliata di tutto.

La ho trovata un lettura estremamente interessante che consiglio a chiunque voglia allargare i  propri orizzonti su come funzionano realmente le cose, capire cosa si nasconde dietro una fila di luci, un cartellone pubblicitario o semplicemente capire come funziona una slot machine, o ancora capire perché il governo resta indifferente difronte ad una forma di estorsione finemente mascherata dal gioco.

Il meccanismo del gioco

L’autrice è molto meticolosa nella descrizione di tutti quei meccanismi informatici, algoritmi, meccanica, per permettere al lettore di capire di cosa si sta parlando. Quello dell’autrice è uno sguardo molto critico nei confronti di tutti quei sistemi che ancora oggi permettono un tale scempio capitalistico di quella che è l’ingenuità umana, della paura dell’abisso, ci apre gli occhi di come niente in un casinò è lasciato al caso, nemmeno il girare dei rulli di una slot macchine, nessun odore è casuale nessuna luce nessun suono, nessun corridoio, tutto è progettato per farti restare in un continuo presente, quasi per non farti accorgere che il tempo stia passando, nei casinò cosi come scrive l’autrice presentiamo una “domesticazione della chance”, siamo controllati fin dal momento che decidiamo di entrare, secondo un modello che rispecchia tanto, forse troppo il panoptismo.

I giocatori sono schedati e su ognuno di loro si viene a creare un file che garantisce loro le migliori offerte le migliori promozioni fatte ad personam, rivolte a farli continuare a giocare, a spendere spendere spendere, perché alla fine, dietro a  tutta quella filosofia che si fa è di quello che stiamo parlando, di soldi. Mentre il casinò cerca di applicare un feedback positivo cercando di massimizzare i propri introiti, i giocatori eseguono un feedback negativo, cercando di minimizzare il più possibile il danno, perché sappiamo che nessuno di noi entra in un casinò per vincere, ognuno va per motivi diversi, ma nessuno se non uno stolto va in casinò per cercare di trovare lì la sua fortuna.

Ogni giocatori d’azzardo patologico di ritrova in un perpetuo presente in cui vincere o perdere sono la stessa cosa, si resta là, finché l’ultimo penny non è stato speso, non si riuscirebbe mai a tornare a casa con più di quanto si è partiti, perché si finirebbe con il giocare pure quello, c’è chi non guarda nemmeno più le figure, preme ripetutamente gli stessi tasti sempre nella stessa sequenza, osservando semplicemente la lancetta del credito, sperando che questa poggiandosi sullo zero faccia cessare questa agonia, e dire che dovrebbe essere un gioco!

 

Scrive Darlene (giocatrice):

“Voglio soffermarmi di più  su un’altra cosa sull’effetto ipnotico della macchine video. Mi rifiuto di credere che qualcosa possa essere così  forte, tuttavia qualcosa  mi dice che quel intero pacchetto sia stato progettato per intrappolarci ed intrappolarci bene. Queste macchine e le atmosfere dei casinò che le accompagnano devono essere calcolate per gettarci in una sorta di trance.”

Risposta

“Darlene cara Darlene

le slot machine sono proprio delle “scatole Skinner” per persone! il perché ti tengano prietrificata non è davvero un gran mistero la macchina è progettata per fare esattamente quello. Agisce secondo i principi del condizionamento operante, i primi studi sul condizionamento furono fatti da Skinner e coinvolgevano i ratti. Sono certa che lo ricorderai  dalla scuola elementare: i topi sono in una scatola senza stimoli esterni (come un casinò). C’è una leva ( o un pedale) nella scatola. Quando un topo la colpisce, una pallina (cibo) esce (come una slot machine e i quarti di dollaro). Il  topo impara che premendo la leva ottiene un premio( rinforzo positivo).

Adesso arriva la parte subdola. Se il topo riceve un premio ogni volta che colpisce la leva, quello potrebbe essere la fine di tutto – la colpirebbe solo quando è affamato. Ma non è così che funziona il condizionamento. Si inserisce il concetto di rinforzo ad intermittenza. In poche parole, significa che le ricompense ( le palline) sono distribuite  secondo una programmazione casuale- qualche volta il topo non ottiene alcuna palina, altre volte poche, altre volte un sacco (ancora non ti suona familiare?). Non sa mai quando sta per ricevere una pallina, cosi continua a spingere quella leva ancora ancora e ancora e ancora, anche se on viene fuori  niente. Il topo ne viene ossessionato – diventa dipendente se volete. QUESTO  in grande, dunque è il principio psicologico con cui operano le slot machine, ed ecco spiegato come operano su di te.”

 

Share.

About Author

Sono laureato in Scienze Biologiche, specializzando in "ECAU" Evoluzione del Comportamento Animale e Umano, mi interesso di psicobiologia, biochimica e neurobiologa comparata.

Rispondi