Amami o legami: la dipendenza affettiva|Parte 2

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Amami o legami: la dipendenza affettiva|Parte 2

a cura di Augusto Rossi

La “Dipendenza Affettiva” – di cui abbiamo iniziato a parlare nel precedente articolo – è un disturbo che rientra nella più ampia categoria delle “New Addiction” (Nuove dipendenze), che solo negli ultimi anni molti ricercatori stanno approfondendo. Queste nuove Addiction comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica (droga, alcol, farmaci, ecc.), ma l’oggetto della dipendenza è rappresentato da comportamenti o attività che sono parte integrante della vita quotidiana. Questi comportamenti, in alcuni individui, possono assumere caratteristiche patologiche, fino a condizionare e invalidare l’esistenza del soggetto stesso e il suo sistema di relazioni, provocando quindi gravi conseguenze psicofisiche.

La dipendenza affettiva, è una forma patologica caratterizzata da “costante presenza di reciprocità” all’interno della relazione di coppia, dove uno dei due, riveste il ruolo di donatore di attenzione a senso unico, e vede nel legame con l’altro, troppo spesso problematico, l’unica ragione della propria esistenza.

La continua ricerca d’amore ha tutte le caratteristiche della dipendenza da sostanze, tanto da condividerne alcune caratteristiche fondamentali:

  • l’ebbrezza: è una sensazione di piacere, che il dipendente prova quando è con il partner, gli è indispensabile, e non riesce ad ottenerla in altri modi;
  • la tolleranza: il dipendente dedica sempre più tempo da dedicare al partner, riducendo la propria autonomia e le relazioni con gli altri;
  • l’astinenza: l’assenza del partner, per lavoro ad esempio, getta il dipendente in uno stato di allarme. Il bisogno della presenza fisica dell’altro è talmente forte che il dipendente sente di esistere solo quando il partner gli è vicino. Il partner infatti è visto come l’unica fonte di gratificazione, le attività quotidiane sono trascurate e l’unica cosa importante è il tempo che trascorre insieme.

Le possibili cause, vanno ricercate in particolari dinamiche familiari che hanno portato la persona dipendente a costruirsi un’immagine di Sé come persona inadeguata, indegna di essere amata. La misura della propria autostima sta nella capacità di sacrificarsi per la persona amata. Sono persone che riescono a tollerare tradimenti e violenze da parte del partner perché senza di lui si sentirebbero completamente perdute.

Molte donne, dipendenti affettive, hanno subito abusi sessuali, maltrattamenti fisici ed emotivi durante l’infanzia mai elaborati.

La dipendenza affettiva nasce prima dell’inizio del rapporto di coppia. La persona dipendente ricerca inconsciamente un partner che possieda già tutte quelle caratteristiche che la porteranno a soffrire. Anche quando il rapporto finisce, e normalmente è il dipendente ad essere lasciato, la persona dipendente troverà una nuova relazione in cui metterà in atto le stesse dinamiche di coppia.

La dipendenza affettiva ha le sue radici nel rapporto con i genitori ma è anche una condizione naturale degli animali e ancor più dell’uomo, soprattutto nei primi anni di vita, quando lo sviluppo e la formazione dell’identità non sono ancora completati e la relazione con le figure adulte è lo strumento privilegiato di conoscenza di Sé e del mondo.

Chi da adulto è dipendente affettivo, potrebbe aver ricevuto continui messaggi squalificanti da parte dei propri genitori, i quali gli dimostravano di non essere degno del loro amore né delle loro attenzioni. Spesso sono stati dei bambini cresciuti troppo in fretta e hanno dovuto prendersi cura dei propri genitori, imparando così che l’unico modo per ottenere amore è quello del sacrificio. Ciò che contraddistingue l’infanzia di chi soffre di dipendenza affettiva è la mancanza, che cerca di colmare e compensare con atteggiamenti iperprotettivi e controllanti nei confronti del partner.

La scarsa autostima all’origine della dipendenza affettiva fa sì che la persona si comporti nei modi più disparati pur di venire incontro ai bisogni del partner.

Le donne dipendenti attuano comportamenti protettivi nei confronti del partner, rivestendo i ruoli di confidente, mamma, o infermiera in base alle necessità.

Dietro tutto questo c’è sempre la “paura” di abbandono cosa che invece l’uomo maschera facilmente proiettando il suo bisogno nel lavoro, impegnandosi in hobby e sport, o comportandosi in maniera protettiva, talvolta fino all’eccesso nella gelosia patologica.

Una persona dipendente tende a ricreare le stesse dinamiche infantili, si trova sempre coinvolto in storie simili, quella che Freud definiva “coazione a ripetere”, ossia quel processo che conduce il soggetto a riproporre automaticamente dinamiche, comportamenti e situazioni negative del proprio passato, in maniera del tutto inconscia, senza avere quindi la capacità di un cambiamento per il futuro.

La persona ha imparato a recitare sempre lo stesso copione. La dipendenza affettiva è una dinamica a due, il partner che “sceglie” di stare con una persona dipendente d’affetto, ha spesso anch’egli bisogno di essere accudito e di avere una relazione tendente alla genitorializzazione, di tipo figlio-madre. Oppure, al contrario, può trovarsi ad esercitare un ruolo sfuggente, irraggiungibile o rifiutante, per esempio quando il dipendente d’affetto cerca un partner sposato o non interessato alla relazione, per sentirsi al centro dell’attenzione e compensare problematiche affettive mai colmate.

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About Author

Coordinatore del BART. Dottore in Psicologia clinica ad indirizzo criminologico, specializzata in psicologia giuridica ed in scienze forensi, analisi investigativa, intervento sulla scena del crimine e criminal profiling. Mi interesso di ricerca nell’ambito delle new addictions, del sexual offending e dell’impiego delle nuove tecnologie in ambito trattamentale.

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