Amore dopo amore, dipendenza e controdipendenza

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 Amore dopo amore, dipendenza e controdipendenza

a cura di Anna Maria Sansoni

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola.

“Amore dopo amore” Derek Walcott

Con il termine controdipendente, ci si riferisce a quell’individuo che vuole evitare qualsiasi tipologia di legame relazionale per risolvere la propria paura dell’abbandono e del rifiuto; evita la troppa vicinanza mantenendo le distanze. Non riuscendo a stabilire contatti emozionali durevoli, reagisce alle proprie paure piuttosto che affrontarle (Borgioni, 2015).

Tale tipologia di individuo, da bambino, potrebbe essere stato rifiutato e non considerato nei suoi bisogni. Riprendendo la teoria dell’attaccamento di Bowlby, il controdipendente ha sperimentato, come attaccamento primario, quello di tipo insicuro evitante, caratterizzato dalla percezione della figura accudente come inaffidabile nel momento del bisogno, poco presente e spesso rifiutante. Le caratteristiche predominanti che verranno sviluppate dal bambino saranno l’insicurezza e la sfiducia nel mondo esterno, la tendenza all’evitamento a causa della paura del rifiuto e la convinzione di non essere amato (Bowlby, 1982).

Ciò che differenzia il controdipendente dal dipendente affettivo è che , quest’ultimo, nell’infanzia ha sentito la presenza della figura di attaccamento, seppur in modo ambivalente e discontinuo. Sul piano relazionale, il dipendente affettivo diventa l’ombra dell’altro, s’identifica con la persona amata. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti è la paura di cambiare. Spesso la persona amata è irraggiungibile, di fatti, la dipendenza si fonda sul rifiuto e la svalutazione, se non ci fossero i quali, paradossalmente, l’amore non durerebbe. Al contrario, il controdipendente, a causa del rifiuto sperimentato dalla figura di attaccamento, ha dovuto costruire la propria immagine basata sulla negazione del sé reale, quindi un falso sé, caratterizzato dalla negazione dei propri bisogni di dipendenza e quindi da una forte reattività difensiva, lontana dalle sensazioni e dalle emozioni. Queste persone si mostrano incapaci di costruire legami profondi,si mostrano spesso con un alto grado di egocentrismo e narcisismo. Lowen afferma che questa tipologia di persone ha dovuto rinnegare il proprio bambino interiore, e spiega che sono incapaci di amare, affermando che  “nell’adulto è sempre il cuore del bambino quello che ama” (Lowen,1985), poiché infatti nell’età adulta, l’amore e costituito dalla spontaneità e fiducia verso l’esterno, parte bambina, guidata dalla parte adulta. Nel caso del dipendente affettivo, invece, l’amore viene espresso con una modalità immatura, a causa del fatto che la parte bambina si espone senza una parte sufficientemente adulta in grado di mostrare un appropriato senso di realtà.

Il contro-dipendente nel tentativo di sentirsi vivo e di colmare quel vuoto che sente dentro, causato in parte dalla paura del coinvolgimento in una relazione con l’altro, mette in atto diverse strategie.

  • Costruisce legami di dipendenza con sostanze o senza (intendendo quelle dipendenze comportamentali compulsive quali ad esempio il gioco d’azzardo e il sesso). Facendo ricorso a questi rimedi, esprime la propria fragilità ma rafforza la propria chiusura, la quale gli dà l’illusione di poter esercitare un qualche tipo di controllo ricevendo così un appagamento sicuro.
  • Usa l’altro in funzione di sé stesso per colmare il senso di vuoto. Questo significherebbe che il contro-dipendente tende a costruire relazioni unicamente per trovare nell’altro la conferma della sua superiorità e del suo potere e dopo aver scelto partner sottomessi e facilmente gestibili che lo ammirano e lo facciano sentire importante, dopo un po’ di tempo, però, si annoia, si sente insoddisfatto e va alla ricerca di nuovi flirt. In questa strategia di compensazione narcisistica un ruolo centrale lo hanno i sentimenti di umiliazione e vergogna, legati al confronto coi propri limiti, al riconoscimento di bisogni non soddisfatti e al fatto che, la maggior parte dei meccanismi di difesa utilizzati sono indirizzati ad evitare la consapevolezza  del proprio scarso valore. Il narcisismo è basato su aspettative che non possono trovare conferma e su una visione falsa e idealizzata della realtà. L’ l’immagine che il narcisista ha di se stesso è deludente, così come lo è il mondo che lo circonda. La vergogna di se stesso è associata al congelamento del vero sé e alla paura che questo venga smascherato insieme a tutti quei lati propri del narcisista e del contro-dipendente che essi reputano sgradevoli (Batacchi e Codispoti,1992). Come osserva Lowen : “i narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono. In realtà negano i sentimenti che contraddicono l’immagine che cercano. Agendo senza sentimenti, tendono ad essere seduttivi e manipolativi, aspirano ad ottenere il potere ed il controllo sugli altri, e lo chiamano successo. Nonostante il loro apparente successo, molte persone si lamentano di depressione, non hanno emozioni, si sentono frustrate e irrealizzate”(Lowen,2013).
  •  Psicopatia. A differenza del narcisista, lo psicopatico ricerca il potere sull’altro, per non esprimere i propri bisogni fa in modo che l’altro abbia bisogno di lui. Ogni relazione, viene vista dall’occhio dello psicopatico come una lotta, o si vince o si perde, una conquista del potere. Tale individuo è dipendente dal lavoro, dalla carriera e la ricerca di sostanze è funzionale al mantenimento degli standard elevati di prestazione (Michel, 2014). Il carattere dello psicopatico ha due sguardi tipici (…) un primo tipo di sguardo che ha una qualità impellente o penetrante, molto attivo,sempre in guardia, che si può cogliere facilmente in quanti provano la necessità di controllare o dominare gli altri (…) e un secondo tipo di sguardo, morbido e seducente o enigmatico e tende ad indurre la persona a cui è diretto a consegnarsi all’individuo psicopatico”. Ciò che il narcisista e lo psicopatico mettono in atto, quando sono di fronte ad una disconferma del sé e ad una perdita di potere, come ad esempio una partner che esce dal loro controllo decidendo di troncare il legame con loro, è una reazione aggressiva nei confronti dell’altro così da ristabilire la loro posizione di dominio e superiorità.

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About Author

Psicologa-Psicoterapeuta, esperta in Psicologia Giuridica, mi occupo di terapia di coppia attraverso l'uso di tecniche strategiche che mirano al miglioramento della comunicazione tra i partner e alla gestione del conflitto tra le parti. Nel campo delle nuove dipendenze seguo con particolare passione, e preparazione professionale, il sostegno e la cura nei casi di dipendenza affettiva e sessuale con l'obiettivo di strutturare, anche mediante rispetto per sé ed autostima, nuove modalità di relazionarsi all'altro, mature ed efficaci.

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