Dipendenza da ansiolitici

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Dipendenza da ansiolitici

Sono trascorsi quasi cinquant’anni da quando vennero introdotte per la prima volta le benzodiazepine (BDZ) sostitutive dei barbiturici.  Oggi vengono considerate un po’ come delle medicine con una loro connotazione “magica”, per ovviare, per brevi durate, a quelle problematiche psichiche come per esempio l’ansia (Bellantuomo et al., 1993; Shader e Greenblatt, 1993) e l’insonnia (Wagner et al., 1998). Sono efficaci nel trattamento del disturbo d’ansia generalizzato e nella fobia sociale, e si sono rivelate utili nel disturbo di panico, nonché nei disturbi ossessivo-compulsivi (Peterson et al., 2001; Portelli, 2004). Inoltre, sono efficaci anche nel controllare le somatizzazioni, e nella sindrome da astinenza alcolica. Tuttavia, l’informazione concernente la pericolosità di un loro eventuale abuso, e ad una loro possibile e conseguente dipendenza, è stata sempre scarsa o peggio del tutto assente. Ogni anno aumentano a dismisura coloro che ne abusano, e parliamo di quei farmaci a base di BDZ, tra quelli maggiormente conosciuti con il loro nome commerciale (e tra parentesi il principio attivo), come: Tavor (Lorazepam), Valium (Diazepam), Lexotan (Bromazepam) e Xanax (Alprazolam). Non vi sono stime precise, in quanto in molti paesi tali farmaci vengono venduti senza prescrizione medica, e ciò significa implicitamente che alla base di questo comportameto non vi sarebbe la dovuta necessità nel procedere al loro acquisto.  Essi potrebbero rendersi necessari per contrastare forme particolarmente significative come per esempio nei casi di ansia, depressione, insonnia o crisi di panico. Qualsiasi persona probabilmente ha vissuto momenti particolari nel corso della propria esistenza in cui si è sentita insicura di fronte a determinate situazioni, sola o spaventata da circostanze traumatiche. Tuttavia, non si pensa di risolvere tali stati d’animo con la dovuta pazienza, perché non vi sarebbe il tempo necessario per dedicarvisi, quindi si deve procedere frettolosamente senza perdere il “nostro” tempo che non ci apparterrebbe più. Tutto si muove velocemente, e noi dobbiamo adeguarci, o adattarci, all’incalzare del tempo. In tal modo, non solo non si ha a disposizione un’informazione che sia in qualche modo corretta, ma non si ha la benchè minima consapevolezza di quali effetti collaterali (Conte, 2008) possono incorrere quegli individui cosumatori in eccesso di questi farmaci. Tuttavia, nel marzo del 2005 un’inchiesta sulle BDZ condotta dalla Commissione Sanità del Parlamento Inglese ci permette di venire a conoscenza che gli effetti collaterali relativi ad un trattamento farmacologico con BDZ << … includono una calma eccessiva data dai sedativi, difficoltà di attenzione, amnesia e a volte dipendenza incurabile. L’improvvisa interruzione può portare a gravi crisi di astinenza che includono convulsioni in alcuni pazienti. Per limitare questi rischi adesso si consiglia un trattamento a breve termine seguito da lunghi periodi di riduzione graduale del farmaco.>> (v. “The Influence on the Pharmaceutical Industry”, House of Commons, UK, Health Committee, Vol. 1, March 2005, p. 65).  A volte è anche possibile che lo stesso medico prescrivente non abbia effettivamente una conoscenza approfondita degli effetti nocivi che le BDZ (o ansiolitici o tranquillanti) possono cagionare al paziente, a differenza delle case farmaceutiche produttrici di tali farmaci. Le statistiche in nostro possesso fanno emergere il fatto che il problema non riguarda solo gli adulti, ma sono coinvolti molti giovani e adolescenti, i quali non vedendo luce nel loro futuro si deprimono fino al punto che medici e genitori acconsentono con fin troppa facilità la loro prescrizione. Spesso il passaggio successivo, quello relativo al loro abuso, risponde ad un automatismo incontrollabile.

Forme di dipendenza

Le BDZ possono produrre in un individuo una dipendenza psicofisica nello spazio temporale di poche settimane (almeno due) dall’inizio della loro assunzione, o al più tardi entro pochi mesi, una dipendenza che è direttamente conseguente ad un uso cronico o ripetuto nel tempo (v. Tracey McVeigh, 2000). Vi sono diversi tipi di dipendenza, che si assomigliano molto fra loro.

  • Dipendenza conseguente alla normale dose terapeutica

I pazienti ne diventano dipendenti caratterizzandosi per esempio nelle seguenti modalità comportamentali:

  1. assumono dosi molto basse di questi farmaci per mesi (e sempre più spesso anche per anni);
  2. assumono BDZ per poter svolgere le loro attività di ogni girono;
  3. continuano ad assumere BDZ nonostante che la prescrizione sia finita;
  4. non sono in grado di interrompere l’assunzione del farmaco perché possono insorgere sintomi di astinenza (con il Tavor per esempio crampi addominali, allucinazioni, deliri e convulsioni);
  5. l’assunzione di “BDZ ad emivita breve” comporta lo sviluppo di sintomi d’ansia nell’intervallo tra le somministrazioni.

Sono davvero tante le persone nel mondo che assumono BDZ prescritte dal proprio medico (v. per es. Darmon et al., 2015). In un sondaggio del 1990, negli USA il 2% della popolazione, l’equivalente di circa 4 milioni di persone, assumeva BDZ (ipnotici e/o sedativi) dai 5 fino ai 10 anni e più, precedenti al rilevamento. Invece, l’11% le avrebbe assunte solo l’anno precedente, il 1989. Simili percentuali corrispondono anche alla GB e alla maggior parte degli stati europei (n.d.r. per l’Italia v. il Rapporto OSMED, 2009; Magrini et al., 1996), ricomprendendo in questa statistica anche qualche stato dell’Asia. Vi sono molti studi scientifici per i quali circa il 50-100% dei pazienti che assumono da anni BDZ, hanno difficoltà ad interromperne l’assunzione, perché sconterebbero l’insorgenza assai dolorosa dei sintomi di astinenza.

  • Dipendenza conseguente a prescrizione medica di dosi elevate di BDZ

Molti pazienti che da tempo assumono BDZ su prescrizione medica possono avere bisogno di dosi sempre maggiori (Mouland, 1997). Inoltre, quando il loro medico ha raggiunto il limite massimo di prescrizione, oltre il quale non possono andare, i pazienti si rivolgono ad altri medici o ad altri reparti ospedalieri per farsi prescrivere le ulteriori quantità che gli necessitano. Questi sono pazienti che possono abbinare l’abuso di BDZ con l’alcol (ma non con altre sostanze illecite), e sono pazienti caratterizzati da significativi livelli di ansia e depressione (Barbui et al., 1999), e che potrebbero manifestare anche disturbi di personalità (v. Rosembaum et al., 1984; Gardner e Cowdrey, 1985).

■ L’uso ricreativo di BDZ con sostanze stupefacenti

Nel mondo giovani e adolescenti, tra il 30 e il 90 per cento, fanno uso anche di sostanze stupefacenti, e il mix con le BDZ contribuisce inequivocabilmente ad aggravare la situazione. Esse vengono consumate per incrementare le sensazioni già provate con le sostanze illegali, in particolar modo con gli oppiacei, e per ovviare a quei sintomi dovuti essenzialmente all’astinenza degli stessi oppiacei, oltre a barbiturici, cocaina e alcol. Si è potuto constatare che a pazienti alcolisti in fase disintossicante sono state somministrate BDZ, rimanendone poi dipendenti da tali sostanze (se riescono a non ricadere nella dipendenza dall’alcol).

A volte, questi pazienti si autosomministrano dosi elevate di BDZ, per raggiungere livelli sempre più alti di euforia.  L’abuso a scopo ricreativo per esempio di Valium, Xanax (Breggin, 2001) e Tavor è stato constatato in più paesi. Generalmente, questi farmaci vengono assunti oralmente, mentre per alcuni anche per endovena, e le dosi sono sicuramente superiori rispetto a quelle prescritte: per esempio quando viene assunta una dose quotidiana di 100mg di un ansiolitico come il Valium (v. Clark e Hager, 1979). La conseguenza più ovvia è quella secondo la quale utilizzando elevate dosi di BDZ col tempo si sviluppa un’importante tolleranza e, seppure non continuativamente, vi sono pazienti che ne diventano in ogni caso dipendenti. Nell’eventualità che il paziente si persuade ad intraprendere un percorso terapeutico di disintossicazione, questo percorso si configurerà particolarmente problematico, in quanto i sintomi di astinenza sono talmente seri che possono giungere a procurargli vere e proprie convulsioni.

Le industrie farmaceutiche

La grande e grave pressione esercitata dalle industrie farmaceutiche, attraverso i loro informatori, nei confronti di quegli attori disponibili e preposti a tale diffusione in primis i medici di base, ma anche politici e mezzi di comunicazione come per esempio la carta stampata, determinano un’informazione insufficiente conseguente agli interessi in gioco. A livello europeo, la stragrande maggioranza dei paesi assicura diffusamente (v. per esempio la Grecia), attraverso i propri servizi sanitari nazionali, il consumo di questi farmaci. Nel mondo, soprattutto l’India e in diversi paesi dell’America Centrale e del Sudamerica, tali sostanze vengono consumate con grande facilità. Non viene presa in considerazione la possibilità concreta che si possa determinare poi una dipendenza, con conseguenti problematiche relative all’insorgenza, come si è detto, di sintomi gravi d’astinenza. L’esito probabile della stessa dipendenza può assumere le tipiche forme della cronicità.

■ Cervello e dipendenza      

Il nostro cervello è dotato di un meccanismo il cui fine precipuo è quello di permettere al SNC di gestire l’eccitazione conseguente a specifici stimoli, che sopraggiungono attraverso emozioni e sensazioni (Snyder, 1989).  Tale meccanismo è governato dal neurotrasmettitore GABA, una sostanza che ha la funzione di pacificare il sistema nervoso. Con l’assimilazione delle BDZ, il neurotramettitore naturale viene da loro sostituito e, in tal modo, si invera un meccanismo artificiale volto alla sedazione degli stimoli sopracitati. Queste sostanze diventano ben presto irrinunciabili, in quanto l’organismo si abitua facilmente a nutrirsi di loro, e col tempo se ne dovranno assimilare in quantità sempre maggiori senza possibilità di interromperne l’abituale somministrazione. Da qui si configura ben presto una modalità arrendevole di dipendenza dell’abusante, che si caratterizzerà con una significativa riduzione delle proprie capacità non solo cognitive ma anche di ordine sensoriale. È così che si giunge all’impossibilità di interrompere l’assunzione distorta di queste sostanze, perché insorgerebbero gravi sintomi a pervadere la psiche del paziente, sintomi che ben presto diventerebbero non più controllabili.

 

 

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About Author

Dottore in psicologia clinica, laureato presso l'Università degli Studi dell'Aquila - Dipartimento MESVA. Mi interesso di dipendenze e, in particolare, di dipendenza da lavoro e relativi rischi psicosociali. Altri interessi: psicodiagnosi clinica (e giuridica), psico-oncologia (alta formazione) e, in prospettiva, psicologia pediatrica.

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