LE BENZODIAZEPINE: CURA O DIPENDENZA?

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LE BENZODIAZEPINE: CURA O DIPENDENZA?

Le benzodiazepine (BDZ) sono dei farmaci o meglio degli psicofarmaci, comparsi negli anni 60 e da quel momento hanno avuto un consenso notevole. Tuttavia è bene precisare che sono dei farmaci e la loro assunzione non è per niente un gioco, ci sono delle conseguenze. Chiaramente, con il passare del tempo c’è stata un’evoluzione di questi farmaci che comunque non sono uguali a quelli degli anni 60. In Italia, ci sono oltre 50 preparati contenenti o le benzodiazepine da sole o in aggiunta con altri farmaci ed inoltre capita che lo stesso prodotto abbia dei nomi commerciali diversi. Oggi, rappresentano l’ansiolitico per eccellenza e sono quelli che vengono più prescritti per attenuare le manifestazioni ansiose, ma oltre a ciò vengono usati come sedativi, sono degli ipnoinducenti, cioè inducono il sonno, sono applicati per rilassare i muscoli cioè sono dei miorilassanti e sono anche degli antiepilettici. Sembra che nel cervello umano esistano dei recettori per le benzodiazepine, questo ha portato a ritenere che vengono sintetizzate dall’uomo delle molecole benzodiazepiniche che quindi riducono l’ansia; però questa ipotesi non trova il consenso di tutti gli studiosi. Se questi psicofarmaci vengono assunti a bassi dosaggi, gli effetti sono diversi e questo vuol dire che in base alla persona che si ha davanti e al suo problema si decide quale prescrivere; ma se vengono assunte ad alte dosi provocano tutte più o meno lo stesso effetto, cioè portano ad una sedazione massiva e un sonno stuporoso. Questi psicofarmaci agiscono sui recettori del GABA (ossia l’acido gamma-ammino-butirrico) che è un neurotrasmettitore inibitorio che agisce sul sistema nervoso centrale e quindi ha una azione rilassante nell’organismo ed inoltre, agiscono sul sistema limbico e sedano le emozioni come l’ansia e la paura e la persona viene così placata. Come ho già detto, ci sono diversi preparati che contengono benzodiazepine che possono essere differenziate tenendo conto dell’emivita plasmatica o emivita. L’emivita è il tempo che l’organismo impiega per eliminare il farmaco, quindi se l’emivita è lunga basta una sola somministrazione al giorno, se, invece, è breve saranno necessari più somministrazioni, inoltre esiste anche l’emivita lunghissima ossia i farmaci long acting cioè perdurano nell’organismo per più tempo e quindi non vanno somministrati a caso.  Per quanto riguarda le benzodiazepine vi sono quelli ad emivita lunga, durano più di 30 ore, quelli ad emivita media che durano dalle 10 alle 30 ore e quelle ad emivita breve che durano meno meno di 10 ore. Un altro modo che si ha per distinguere questi psicofarmaci è dato dalle caratteristiche metaboliche, che consentono di distinguere due gruppi:

  • Nel 1° gruppo sono presenti i metaboliti attivi ed hanno processi metabolici di tipo ossidativo e di demetilazione.
  • Nel 2° gruppo non vi sono i metaboliti attivi e quindi viene reso inattivo mediante l’acido glucuronico, ossia la glucuronoconiugazione.

Comunque, questi farmaci hanno effetti collaterali quali incoordinazione motoria, tremori, atassia, confusione mentale ed incremento del peso. Quando questi farmaci vengono assunti, non è possibile guidare o usare macchinari che richiedono attenzione, questo perché aumentano i tempi di reazione. Se presi per lungo tempo possono portare a problemi delle funzioni esecutive e possono fare sviluppare amnesia anterograda.

 

BENZODIAZEPINE E LA DIPENDENZA

E’ bene dire che portano allo sviluppo di dipendenza, anche se questo non si verifica sempre, ma potrebbe accadere soprattutto se vengono assunti per molto tempo e se non ci si attiene scrupolosamente alle prescrizioni mediche. Già da studi condotti sugli animali si è visto che queste sostanze provocano una tolleranza  che è una sorta di abitudine ossia il farmaco non ottiene l’effetto che aveva prima e quindi se si vuole ottenere lo stesso effetto si deve aumentare la quantità assunta e questo può essere considerato l’inizio della dipendenza. Le benzodiazepine portano ad una dipendenza fisica e psicologica. Di fatti l’interruzione dell’assunzione del farmaco porta a delle vere è proprie crisi di astinenza. In un primo periodo di non assunzione si sperimenta un’ansia massiva superiore a quella che si provava prima di assumere il farmaco, si può anche arrivare all’attacco di panico, tutto ciò si risolve nell’arco di 15-30 giorni. I sintomi ansiosi sono anche somatici tipo secchezza delle fauci, sensazioni di caldo o di freddo, di soffocamento, debolezza degli arti, soprattutto inferiori. La persona può inoltre sperimentare insonnia, nausea, perdita dell’appetito. Inoltre si possono avere sintomi somatici come cefalee, tremori alle mani, irritabilità, dolori sparsi in tutto il corpo. Si possono presentare anche disturbi percettivi come intolleranza a rumori forti ed a luce abbagliante, dispercezioni agli odori ed hai sapori che diventano metallici. Ma tutti questi sono sintomi transitori che tendono a sparire nell’arco di 2-4 settimane. Tuttavia non si muore con un’overdose di benzodiazepine perché non compromettono il funzionamento degli organi, a meno che non sono in interazione con altre sostanze o con alcol, di fatti in questi casi possono diventare pericolosi per la sopravvivenza. Tuttavia, i pazienti sperimentano i sintomi d’ansia che grazie ai farmaci non sperimentavano più e quindi pensano che sono senza speranza e sperimentano sempre di più la paura della paura e dell’ansia e cercano di evitarla e più fanno questo, più saranno amplificate le loro sensazioni. Questi psicofarmaci vengono anche usati per fronteggiare le crisi di astinenza degli alcolisti e pertanto bisogna stare molto attenti perché se in concomitanza con le benzodiazepine non riescono a resistere alla voglia di bere può essere molto pericoloso per la loro vita. Non voglio dire che abusare solo di benzodiazepine non sia pericoloso, di fatti questi possono essere una causa di morte indiretta se una persona si mette alla guida dopo averne fatto uso può provocare incidenti e mettere a repentaglio la propria vita e quella altrui e questo perché comunque si ha un’alterazione attentiva, portano anche sonnolenza ed alterano i riflessi. Potrebbe anche portare a morte a seguito di una depressione respiratoria, proprio per questo le donne che allattano non devono farne uso, perché possono trasmetterla ai bambini, attraverso il latte, e questo potrebbe portare a depressione respiratoria nel piccolo. Inoltre, in alcuni casi anche se rari possono portare a problemi circolatori.

 

DIPENDENZA? FATTORI DI RISCHIO

 

Comunque, è bene precisare che non tutti i soggetti che usano le benzodiazepine diventano dipendenti dalla sostanza e quindi questo grado di variabilità da cosa dipende? Sono stati condotti diversi studi, aventi sia il gruppo sperimentale ossia i soggetti affetti da dipendenza, sia il gruppo di controllo che aveva persone che usavano le benzodiazepine ma che non né erano dipendenti ed in uno di questi studi è stato visto che le caratteristiche psicologiche e lo stato demografico fanno la differenza e svolgono un ruolo importante nello sviluppo futuro di dipendenza. Inoltre, si sono misurati, con i vari strumenti psicometrici, la depressione, l’ansia, la personalità e le strategie di coping e si è visto che le persone che avevano una dipendenza da benzodiazepina avevano un alto nevroticismo ed un’alta introversione, cioè hanno pochissimi legami con gli altri e quindi non si possono liberare della propria ansia parlandone con altri ma devono tenerla dentro. Inoltre, la loro dipendenza potrebbe svilupparsi a seguito di eventi stressanti che si verificano in momenti critici e che non vengono fronteggiati nel modo più adeguato perché mancano le strategie di coping. Oltre a ciò, i soggetti aventi un’età inferiore ai 65 anni sono più a rischio di sviluppare dipendenza rispetto ai soggetti che hanno un età maggiore.  Altri fattori di rischio sono rappresentanti dalla durata del trattamento, di fatti più dura nel tempo maggiore sarà il rischio di sviluppare dipendenza. Il dosaggio: maggiore sarà il dosaggio maggiore sarà la possibilità di sviluppare dipendenza. In oltre, si devono considerare le circostanze che la persona vive, sin dall’inizio del trattamento e si deve considerare se eventualmente sono presenti delle situazioni stressanti. E’ più probabile che si sviluppi dipendenza in soggetti borderline, istrionici o antisociali. Si può notare che l’abuso della sostanza potrebbe slatentizzare l’Alzheimer, se viene data a persone aventi l’Alzheimer possono portare ad un marcato deterioramento cognitivo ed inoltre, aumenta la probabilità di avere fratture all’anca a seguito di cadute.   L’uso delle benzodiazepine può diventare estremamente pericoloso se non si seguono in modo rigoroso le prescrizioni del medico, che non andrebbero fatte alla leggera. Infatti, l’ansia è fisiologica da sempre è utile agli uomini perché ci consente di salvarci la vita. Inoltre, ha una curva fisiologica che scende dopo aver raggiunto il picco massimo, ma in ogni caso l’uso degli psicofarmaci non è l’unica soluzione, oggi ci sono diverse forme di psicoterapie che potrebbero sostituire il farmaco o nei casi più gravi integrarlo. Le persone che assumono il farmaco devono essere consapevoli nel farlo e questo lo si può fare se e solo se il medico spiega quali sono i rischi, quali gli effetti collaterali e deve onestamente dire che si può sviluppare dipendenza, ma oltre a questo, dato che ci sono dei fattori di rischio per lo sviluppo di dipendenza sarebbe meglio indagarli. Chiaramente, parliamo di fattori di rischio e questo non vuol dire che sicuramente svilupperà dipendenza ma sono dei fattori che potrebbero sviluppare dipendenza e più fattori di rischio sono presenti maggiore sarà la probabilità di sviluppare dipendenza. Sicuramente, una volta che la dipendenza si sviluppa ha un costo emotivo per la persona e per la famiglia, ma anche per il sistema sanitario al livello economico. Quindi, è meglio pensare prima all’eventuale prescrizione di questi farmaci e tenere conto che si può sviluppare la dipendenza.

Concetta Rametta

 

 

 

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