Ortoressia. Cibo e ossessione

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Appetito e ricerca del cibo

Lloyd Spigola

“Nulla sarebbe più faticoso che mangiare e bere, se Dio, oltre che una necessità, non ne avesse fatto un piacere”, una frase, quella di Voltaire , che sembra perdersi ai nostri giorni in una relazione con il cibo sempre più insidiosa e a volte tormentata.

Letteralmente “giusto-appetito” (ortho-orexis). L’ortoressia si configura come un comportamento ossessivo, quasi fanatico, nei confronti del cibo. A differenza dell’anoressia, della bulimia, del BED e dell’obesità patologica,  la preoccupazione non interessa la sfera quantitativa, piuttosto quella qualitativa. La ricerca della qualità del cibo,  in realtà interessa tutti gli individui. Si determina come patologia quando diventa invalidante. Infatti la ricerca di una corretta alimentazione va intesa come un continuum in cui entrambi gli estremi, ossia la totale non curanza e la ricerca fanatica della qualità,  sottendono una patologica relazione con il cibo.

Individuo e ansia

La nascita di questa ossessione nei confronti del cibo si può rintracciare verso la fine degli anni ’70, quando l’individuo ha smesso di delegare la propria salute solamente agli enti preposti e ha inteso il proprio comportamento, tra tutti quello alimentare,  strettamente legato alla sua salute.  A questo processo si è aggiunta l’imponente ricerca medico-biologica che congiunge molte patologie ad abitudini alimentari scorrette.

In un’epoca in cui crollano le antiche strutture portanti, come religione e famiglia, e la realtà virtuale pone tutti su un palcoscenico,  il senso di smarrimento attanaglia sempre più e i meccanismi creativi per sopravvivere ad un’ansia crescente divengono  più complessi e opprimenti. In alcuni casi l’ansia viene fronteggiata attraverso atti apparentemente impulsivi che diventano routine al ripresentarsi di determinati contesti. L’evidenza della propria sopravvivenza viene demandata al potere di questi rituali che verranno ripetuti con sempre più assiduità e costanza, plasmando il comportamento.

La paura che annulla il piacere

L’ortoressico, nelle forme più gravi, può avere paura di essere contaminato dal cibo, a causa di virus, batteri, inquinamento, fino alla paura che il cibo, toccato da altri, abbia “sentito la carne”. È evidente come l’influenza aviaria e il morbo della mucca pazza abbiano avuto e hanno ancora oggi un ruolo importante nel rafforzare  questo comportamento ossessivo.

Oltre alla paura della contaminazione, il comportamento può diventare estremamente programmato, ad ogni pasto possono seguire sensi di colpa seguiti da condotte di eliminazione. Si può anche arrivare ad una drastica riduzione della vita sociale evitando ristoranti, cene da amici e parenti per l’impossibilità di poter controllare la qualità del cibo.

Disturbo ossessivo compulsivo o problemi relazionali?

Mangiare è un comportamento istintivo. La relazione con il materno si struttura soprattutto attraverso la nutrizione, la fase orale rappresenta una massiccia opera di erotizzazione, dove la bocca diviene una zona erogena e il mangiare un appagamento libidico. In quest’ottica molti  dei disturbi alimentari possono essere parafrasati come disturbi “di relazione”. Sotto la tirannia della paura la soddisfazione orale è sottomessa, imprigionata, denutrita. Nell’ortoressia è facile notare come la ricerca di determinati standard nella relazione con il cibo si trasferisce anche nei rapporti sociali. Si diventa estremamente selettivi e vengono sacrificate molte relazioni etichettate come qualitativamente scadenti o dannose.

Evidente è anche l’associazione che si può fare con il DOC (disturbo ossessivo compulsivo), in cui l’elemento ossessivo è costituito dalla paura della contaminazione. I rituali, definiti compulsioni, vengono attuati prima del pasto, dando l’illusione di potersi difendere dalla contaminazione.

Incidenza, diagnosi e terapia

Secondo recenti dati diffusi dal Ministero della Salute, sarebbero oltre 3 milioni gli italiani con disturbi alimentari e di questi circa il 15%, quasi 500 mila persone, soffrirebbero di ortoressia. Con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). Un italiano su tre ha dichiarato di avere almeno un amico ‘fissato’ con l’alimentazione.

La diagnosi di ortoressia, in ambito clinico, viene determinata dal test di Bratman, che prende il nome dal suo scopritore o il più recente test ORTO-15 (Donnini et al. 2004-2005). I soggetti più a rischio risultano essere sportivi, persone spesso a dieta, vegani e vegetariani, adolescenti e  ipocondriaci.

Oggigiorno la terapia più utilizzata  si fonda su un lavoro di equipe di medici per la somministrazione di farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI). Psicologi e psicoterapeuti per una  ristrutturazione cognitiva delle distorsioni legate al cibo e alle dinamiche di relazione e  nutrizionisti per elaborare un corretto piano alimentare.

*Dottore in psicologia della devianza e sessuologia, Università degli studi dell’Aquila.

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Riferimenti Bibliografici

Donnini et al.( 2004-2005) ; Facoltà di Scienze Alimentari dell’Università la Sapienza di Roma e dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino

Freud S. (1913-1914), Introduzione alla psicoanalisi. Newton Compton editori

Recalcati M. (2009), L’ultima cena. Anoressia e bulimia. pp. 35-42, 173-179. Bruno Mondadori

Zoja L. (2003), Iniziazione e tossicodipendenza. Raffele Cortina editore

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About Author

Coordinatore del BART. Dottore in Psicologia clinica ad indirizzo criminologico, specializzata in psicologia giuridica ed in scienze forensi, analisi investigativa, intervento sulla scena del crimine e criminal profiling. Mi interesso di ricerca nell’ambito delle new addictions, del sexual offending e dell’impiego delle nuove tecnologie in ambito trattamentale.

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