Relazioni Patologiche: dalla manipolazione alla dipendenza affettiva

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Relazioni Patologiche: dalla manipolazione alla dipendenza affettiva

Il dipendente affettivo è la preda favorita del manipolatore in quanto, cogliendo la realtà in modo falsata, viene a trovarsi in una relazione patologica.

Nelle relazioni patologiche, come sceglie la propria preda il manipolatore affettivo?

Le relazioni che instaura il dipendente affettivo non sono casuali ma derivano da un forte desiderio di creare un legame affettivo con un partner. I complimenti mossi dall’altra persona, forte e sicura di sé, funge da trappola che li induce ad intraprendere una nuova relazione. Il dipendente affettivo immagina il futuro che potrebbe avere con questa persona, che, a sua volta, intraprende una relazione affettiva con questa tipologia di soggetto solo perché ha bisogno di sottomettere qualcuno su cui esercitare la propria superiorità. Sono dunque atteggiamenti e comportamenti che si incastrano perfettamente, come la chiave alla serratura: ogni vittima esiste perché esiste un carnefice e viceversa. Il manipolatore sceglierà una compagna sottomessa e insicura nella quale saprà trovare a poco a poco la zona vulnerabile, che gli consentirà l’instaurarsi di un rapporto di dipendenza.

Il manipolatore è in grado di saper cogliere le debolezze di questa persona, sul piano del fisico, del carattere, della bellezza, dell’intelligenza, operando un costante confronto con un ipotetico altro sempre migliore. Il perpetuarsi di questo atteggiamento determina nel dipendente una maggiore insicurezza che porterà a reazioni di gelosia e di paura. In questo modo, si genera un circolo vizioso che si autoalimenta (perdita di autostima e di autoefficacia, allerta continua, terrore della perdita) e che si manifesta con un senso di ansia costante e un aumento nel controllo nella relazione.

Chi è il manipolatore affettivo?

I manipolatori affettivi tra i narcisisti sono quelli più patologici, in quanto non solo hanno un’alta considerazione di loro stessi, ma esagerano le proprie capacità, appaiono presuntuosi, speciali e credono di dover essere soddisfatti in ogni loro bisogno, e inoltre hanno un comportamento maligno che li porta ad avere anche tratti borderline, antisociali e paranoici. L’obiettivo di questi soggetti è mirato ad agire attraverso la manipolazione in modo da indurre il dipendente affettivo a compiere azioni che tornino a proprio vantaggio. Soprattutto in ambito amoroso manipolano la propria vittima con falsa tenerezza e, dopo averla conquistata, se ne nutrono in maniera avara. Ogni relazione deve soddisfare regole e richieste rigidamente imposte. I manipolatori fanno finta di amare, ma non provano nessun sentimento, anzi tendono a maltrattare, in quanto l’altro rappresenta lo specchio in cui riflettersi.

Gli strumenti utilizzati dal manipolatore sono: il ricatto affettivo, dove l’affettività viene vista come merce di scambio; la colpevolizzazione, dove la causa dei propri problemi viene attribuita all’altro; le bugie e le lusinghe, quando arrivano complimenti e apprezzamenti in quantità e limitati nel tempo (molto probabilmente il vostro interlocutore vuole ottenere qualcosa da voi); la denigrazione, in cui l’obiettivo è quello di minare l’autostima del partner attraverso la restituzione di una immagine negativa di sé; l’invadenza, intromettendosi nelle scelte e decisioni dell’altro senza prendere in considerazione il suo punto di vista; le spalle al muro, in cui chiude il dialogo in modo da far passare l’altro come incoerente e con le idee poco chiare; infine, la dipendenza indotta, che comprende sia la dipendenza affettiva che materiale.

 La vittima

La vittima preferita del manipolatore affettivo è il dipendente affettivo. Quest’ultimo soffre di scarsa autostima ed ha un modo di pensare, sentire e comportarsi, in certo modo, prevedibile. Ciò significa che, da una condizione d’insicurezza e bassa autostima, cerca disperatamente di rimanere attaccato alla persona da cui è dipendente. Le radici di questo disturbo risalgono all’età infantile, ferite mai guarite, basate sull’apprendimento di un rifiuto precoce legato alla propria inadeguatezza, e per questo si perpetuano nella relazione di coppia. Il dipendente ama l’altro idealizzato, lo stesso amore che ha provato nella propria infanzia per un genitore irraggiungibile, che lo ha abbandonato, dal quale si è sentito tradito. Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata è irraggiungibile per colui che ne dipende. Anzi, in questi casi si può affermare che la dipendenza si fonda sul rifiuto, e che se non ci fosse, paradossalmente, il presunto amore non durerebbe.

Il sesso e l’attenzione sessuale vengono utilizzati quando in realtà si ricerca l’affetto dalla persona amata e più l’amante si dimostra crudele, disonesto e disinteressato, più il dipendente si lega e utilizza il sesso come legame di attaccamento. Il rapporto sessuale viene utilizzato come strumento per cambiare l’amato e si diviene sempre più dediti con la speranza che questi si accorga delle attenzioni e dell’amore ricevuti e che possa ricambiarli. La tendenza è rinunciare a tutti i propri bisogni e desideri, disconoscendoli e negandoli, fino a portare nel dipendente alla strutturazione di un “falso Sé”. La conseguenza di tutto ciò è il raggiungimento della debolezza dell’Io nella persona che manifesta la dipendenza affettiva, un Io che diviene vulnerabile e che sopravvive attraverso la tendenza progressiva a cercare di dimostrare la sua forza e a nutrire l’autostima in modo vicario, cioè attraverso il controllo delle funzioni psichiche del partner dipendente.

 

 

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About Author

Psicologo Clinico, esperta in Psicologia delle Dipendenze e Dottoranda di ricerca presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

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