Rischi e falsi miti sull’alcool

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“Se avete intenzione di affogare i vostri problemi nell’alcool, tenete presente che alcuni problemi sanno nuotare benissimo.” 

(Robert Musil)

a cura di Anna Maria Sansoni

L’uso di alcool è un’abitudine molto diffusa nella vita di tutti i giorni poiché associata a rituali sociali. Un’assunzione costante, eccessiva e prolungata può causare diversi tipi di problemi, come effetti tossici sull’organismo, capacità di indurre dipendenza, danni fisici, psicologici e sociali. L’alcool è diventato un importante fattore di rischio per la salute dell’uomo; i danni da esso creati, oltre che colpire l’individuo, si estendono alla sua famiglia e a tutta la società.

All’interno del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5; American Psychiatric Association, 2013) il concetto di dipendenza, prende il nome di addiction, proprio per sottolineare come la dipendenza da sostanze sia da considerarsi come una costante ricerca attiva della sostanza da parte del soggetto nonostante tutte le sue ovvie ripercussioni.

A tale proposito si fa riferimento al ‘craving’, ossia un forte desiderio di assumere la sostanza, il quale fa parte di una classe di specifici sintomi caratteristici che colpiscono l’individuo dipendente da uso di sostanze, quali: una priorità eccessiva verso l’assunzione di alcool rispetto a tutte le atre attività sociali, lavorative, familiari; il passare la giornata unicamente con lo scopo di trovare e assumere la sostanza di interesse; l’impossibilità dell’individuo nel controllo della quantità assunta e della frequenza; l’assuefazione e l’astinenza.

Spesso si inizia a bere alcool per fuggire da una realtà che non piace e si pensa che l’alcool possa avere la funzione di mascherare e di nascondere l’introversione e la timidezza sociale, di migliorare le prestazioni, di liberarsi dalle paure e dall’insicurezza relazionale, poiché possiede la funzione anestetica di inibizione dei meccanismi di controllo del Sistema Nervoso Centrale.

Tale effetto è semplicemente apparente, poiché i danni causati dall’abuso di alcool sono cronici e a carico di diversi organi ed apparati, tra i quali l’apparato digerente, il sistema nervoso centrale e periferico. L’alcool causa circa 60 tipologie di condizioni patologiche e danni alla salute, tra cui lesioni, disordine psichico e comportamentale, tumori, patologie gastrointestinali, malattie cardiovascolari, immunologiche, dell’apparato scheletrico, infertilità e problemi prenatali.
Studi epidemiologici hanno dimostrato che il consumo di alcolici aumenta significativamente il rischio di sviluppare tumore, in particolare della cavità orale e di faringe, laringe, esofago e fegato.

Le comuni manifestazioni cliniche sono:

  • mediche (ipertensione, epatopatia, anemia e trombocitopenia, menorragie, cancro) ;
  • psichiche (disturbi dell’umore e della personalità, abuso di altre sostanze) ;
  • comportamentali (problemi familiari, inclusa la violenza domestica, difficoltà in ambito lavorativo e incidenti).

Sono molte le tipologie d’intervento possibili (Gastfriend e al., 2007):

  • psicoterapia;
  • gruppi di mutuo aiuto;
  • terapie familiari e di coppia;

L’astensione e la prevenzione dalla ricaduta sono il principale obiettivo terapeutico nei casi di dipendenza o di abuso associato a concomitanti patologie. La riduzione del consumo di alcool e di conseguenza del rischio può essere considerato come un obiettivo intermedio nel percorso verso l’astensione. Esistono pazienti che non condividono l’obiettivo dell’astensione, in questi pazienti la riduzione rappresenta un modo immediato per ridurre il rischio e per favorire il consolidamento motivazionale verso l’astensione. D’altra parte la riduzione può anche essere un obiettivo primario nei forti bevitori ad alto rischio con una dipendenza che ancora non ha sviluppato severe patologie concomitanti e che, può tornare ad uno stadio non patologico. Tra i giovani il consumo di alcool rappresenta un fenomeno preoccupante per quanto riguarda le sue conseguenze dirette (intossicazione, dipendenza e patologie epatiche) e le sue conseguenze indirette, essendo esso associato al consumo di tabacco e al consumo di sostanze stupefacenti. Inoltre può provocare disturbi comportamentali, scadenti performance scolastiche, condotte sessuali a rischio, incidenti stradali ed interferire con la normale transizione dall’età adolescenziale a quella adulta (NICE, 2011).

Da alcuni anni anche in Italia si è iniziato a parlare di binge drinking, ovvero l’abbuffata alcolica. Il primo a definire il fenomeno del binge drinking fu Wechsler nel 1992 (Wechsler et al, 1994), in riferimento al consumo di 5 o più bevande alcoliche in un breve arco di tempo, con il fine dell’immediata “ubriacatura” e perdita di controllo (Gmel, et al. 2010).

Wechsler è colleghi (1994), hanno trovato diverse conseguenze sulla salute e sulla vita sociali, del binge drinking, quali:

  • la perdita dei sensi e postumi della sbornia;
  • rapporti sessuali non desiderati, risse e aggressioni;
  • problemi con le forze dell’ordine;
  • guida in stato di ebbrezza;
  • suicidi e cadute accidentali.

L’ultima tendenza che ha spopolato tra i giovani su internet è la Neknomination. Dall’inglese “Neck your drink” ovvero “traccannare una bevanda alla goccia”, consiste nell’assumere importanti quantità di superalcolici fino a stordirsi, filmandosi mentre si è sotto gli effetti dell’alcool e si compiono imprese deliranti e pericolose. Le regole del “gioco” sono semplici e consistono nell’ “attaccarsi al collo” (neck) della bottiglia, e postare in rete il video dopo aver nominano tre amici (nomination), i quali hanno 24 ore di tempo per accettare e rilanciare la sfida. La pena consiste nell’umiliazione del nominato sui social network.

A questo punto non resta che concludere sfatando i diversi miti legati all’alcool (Testino, 2014):

  • L’alcool aiuta ad essere più spigliati, più socievoli e più sicuri di sé e delle proprie possibilità

Tutto questo non è possibile perché l’alcool non è un eccitante, ma anzi ha un’azione deprimente sul sistema nervosa centrale; il mito nasce dal fatto che l’alcool disinibisce, eccita e aumenta il senso di socializzazione anche nelle persone più timide, ma superata l’euforia iniziale subentra l’inibizione.

  • L’alcool disseta

L’alcool non serve a dissetare, anzi il suo metabolismo ha bisogno di una certa quantità di acqua; l’alcool, inoltre, blocca la produzione di ormone antidiuretico, quindi la sua assunzione in notevoli quantità fa urinare di più e aumenta la sensazione di sete.

  • Più bevi e meno ti ubriachi

Una volta che l’alcool entra nel circolo ematico arriva al fegato e viene degradato dall’enzima alcol-deidrogenasi: in questo sistema enzimatico si sviluppa una migliore tolleranza alla sostanza. Quando si bevono quantitativi di alcool importanti l’attività dell’enzima deidrogenasi diminuisce perché il sistema enzimatico viene a saturarsi e quindi l’alcool si accumula pericolosamente.

  • L’alcool riscalda

L’alcool provoca vasodilatazione producendo una momentanea e molto ingannevole sensazione di calore; la vasodilatazione, però è anche responsabile di una maggiore velocità di dispersione del calore e quindi bere troppo comporta un ulteriore raffreddamento corporeo.

  • Il vino fa buon sangue

È luogo comune dire che un po’ di vino anche nei bambini fa sangue: niente di più falso anzi il consumo di alcolici può favorire l’insorgenza di varie forme di anemia e può aumentare il livello di grassi nel sangue.

  • La birra fa latte

La donna che deve allattare per produrre latte deve introdurre molti liquidi, quindi almeno 2 l di acqua al giorno, succhi di frutta e a seguire una dieta equilibrata. Se la mamma assume alcolici durante l’allattamento, questi passano attraverso il latte e arrivano al bambino.

  • L’alcool dà forza

L’alcool è un sedativo, la sua assunzione provoca soltanto una diminuzione del senso di affaticamento e percezione del dolore.

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About Author

Coordinatore del BART. Dottore in Psicologia clinica ad indirizzo criminologico, specializzata in psicologia giuridica ed in scienze forensi, analisi investigativa, intervento sulla scena del crimine e criminal profiling. Mi interesso di ricerca nell’ambito delle new addictions, del sexual offending e dell’impiego delle nuove tecnologie in ambito trattamentale.

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