Social, realtà o illusione?

0

Le relazioni nel sociale e l’uso del web

Margaret Calì

Internet è “realmente reale” o “irreale”? Rappresenta, di per sé, un pericolo? Da quante “dimensioni” è composta l’esistenza umana, dal punto di vista della psicologia e, in particolare, della psicologia sociale? Nella società attuale, sempre più “social”, spesso ci si chiede se le relazioni veicolate da internet, attraverso e-mail, chat, SMS, e “post” vari, possano essere definite relazioni “reali” o, piuttosto, fittizie, non reali, vere e proprie illusioni.

Anzi, alcuni pensatori e studiosi prendono proprio le distanze dalla comunicazione attraverso social network, giudicandola illusoria, di qualità scadente, addirittura “non reale”, e come se fosse un tipo di comunicazione “facile”, cioè dove potrebbero “rifugiarsi” dei soggetti particolarmente fragili e timorosi nei confronti della vita “reale”. Ma è proprio vero che spegnendo il computer o lo smartphone si possa spegnere un mondo? È proprio vero che in internet si possa scrivere qualsiasi cosa senza doverne poi pagare le conseguenze?

Da anni esiste la branca delle Forze dell’Ordine che si occupa nello specifico proprio dei reati commessi sul web.Come anche la legislazione si è adeguata all’esistenza del web e ai possibili reati e molestie e persecuzioni varie che possono essere perpetrati per mezzo di internet.

D’altra parte, come già da anni i cittadini italiani possono accedere a determinati servizi pubblici e privati fondamentali solo ed esclusivamente registrandosi ed iscrivendosi via internet, allo stesso modo possono ricevere per lo stesso mezzo danni significativi alle proprie esistenze, da parte di eventuali malcapitati o veri e propri delinquenti. Ma non si può certamente accusare il web, che resta solo uno strumento come altri, di essere esso stesso la causa e l’origine del pericolo e di molti danni nei confronti delle vittime: perché stare dietro a uno schermo dovrebbe essere più pericoloso che camminare per strada o trovarsi in un qualsiasi altro luogo “fisico e reale”, se si prendessero le dovute precauzioni (necessarie praticamente durante tutta la vita, per un motivo o per un altro)?

 

Quante dimensioni nell’esistenza umana?

 Il web è anche stato dichiarato da qualcuno come una “dimensione” distinta e diversa dalla “realtà”. Ma esistono davvero solo due “dimensioni” nell’esistenza umana? “Reale” e “virtuale”, cioè? E se internet non potesse essere considerato “realmente reale”, qualcos’altro potrebbe esserlo considerato veramente?

Cosa potrebbe risultare tanto “reale” (Watzlawick, 1976) da far considerare, a confronto, una comunicazione veicolata da internet surreale, fittizia?Anche guardando indietro negli anni, in tempi in cui ancora il web non esisteva, si possono notare tipi di relazione “poco reali”, per così dire, a volte “a distanza” e/o imposte dalla società, da chi per essa poteva decidere della vita di un’altra persona.

E riflettendo su quante persone, in modi totalmente diversi l’una dall’altra, popolino la vita affettiva di ciascun individuo, sia nell’era del web che prima che esso esistesse, si può dire effettivamente che esistano soltanto due dimensioni al mondo, “reale” e “virtuale” cioè?

Nel bene o nel male, infatti, la vita di ciascun individuo è significativamente influenzata da persone che non si sono mai viste o, magari, che si sono viste e conosciute solo attraverso lo schermo televisivo; o da familiari e parenti che, in alcuni casi, non si sono mai nemmeno conosciuti direttamente o che non si vedono più fisicamente, perché deceduti. Eppure, secondo il concetto di “realtà” degli studiosi (Watzlawick, 1976), e secondo quanto si può notare con uno sguardo attento anche, tali persone sono effettivamente “reali”. Esistono “realmente” nella vita di coloro che ne possono ricevere un’energia positiva o negativa.

 

Bene e male sul web

Il web, restando comunque un mezzo di comunicazione di vari livelli, può veicolare soltanto l’energia che chi lo utilizza trasmette o è disposto a ricevere. Dipende da cosa ciascuno sia disposto ad accettare come “relazione” e anche dalle possibilità offerte dalla vita di incontrarsi personalmente o meno. Il pericolo in web dipende, in linea di massima, da quanto le potenziali vittime siano disposte ad investire di se stesse in una comunicazione su internet o dalla misura in cui siano in grado di decifrare determinati messaggi e la situazione e il contesto comunicativo in cui si muovono.

Di certo, non sarebbe meno pericoloso rischiare di essere assaliti fisicamente camminando per strada o in qualsiasi altro luogo fisico, rispetto al subire un tentativo di adescamento sul web, se si mantenessero gli opportuni presupposti di prudenza e dei validi principi di rispetto su cui basare qualsiasi tipo di relazione. Con il “mezzo” web è possibile trasportare o accettare o rifiutare tanto il bene quanto il male, tanto energia e sentimenti positivi quanto insulti, calunnie, molestie, minacce e così via dicendo.

Spesso sarebbe opportuno chiedersi il perché e lo scopo di determinate comunicazioni sul web e quale “significato” (Watzlawick, Beavin, Jackson, 1967) e utilità affettiva o informativa esse abbiano nella vita di chi ne è coinvolto. Sarebbe anche opportuno chiedersi se una comunicazione sul web sia necessaria, indispensabile, tra i due o più comunicanti, per ovvie ragioni di distanza fisica, o se si tratti soltanto di un modo per mantenersi “adeguatamente” lontani, per non mettersi sufficientemente in gioco nella relazione.

                                                                                                                         

 

 

 

 

Share.

About Author

Coordinatore del BART. Dottore in Psicologia clinica ad indirizzo criminologico, specializzata in psicologia giuridica ed in scienze forensi, analisi investigativa, intervento sulla scena del crimine e criminal profiling. Mi interesso di ricerca nell’ambito delle new addictions, del sexual offending e dell’impiego delle nuove tecnologie in ambito trattamentale.

Rispondi